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Tessuti ignifughi in arredamento: normativa, obblighi e applicazioni pratiche

Tessuti ignifughi in arredamento: normativa, obblighi e applicazioni pratiche

Il nuovo articolo del nostro blog affronta un tema più tecnico ma di fondamentale importanza. La sicurezza antincendio negli spazi pubblici e nelle strutture ricettive è un materia da conoscere con attenzione e passa anche attraverso la scelta dei tessuti e degli imbottiti. Divani, tende, materassi e rivestimenti devono rispondere a precisi requisiti di reazione al fuoco, stabiliti dalla normativa italiana. 

In questo articolo facciamo chiarezza su cosa dice la legge, chi è obbligato a rispettarla, quali sono le classi di certificazione e in quali ambienti i tessuti ignifughi sono davvero indispensabili. Nella realizzazione di un progetto di arredo casa o per strutture pubbliche è importante tenere in considerazione ogni elemento che permetta di garantire la sicurezza di chi vive gli spazi.

 

Perché i tessuti ignifughi sono importanti
Un incendio in un luogo pubblico si sviluppa in pochi minuti, e spesso il primo materiale a prendere fuoco è un divano, una tenda o un cuscino. Per questo la normativa italiana dedica un capitolo specifico ai tessuti e agli imbottiti usati negli spazi frequentati dal pubblico, con regole precise su chi deve rispettarle e come si misura la resistenza al fuoco.

I tessuti ignifughi non sono solo un adempimento burocratico: nelle prime fasi di un incendio, possono fare la differenza tra un'evacuazione ordinata e una situazione fuori controllo. Rallentano la propagazione delle fiamme, riducono lo sviluppo di fumo e gas tossici e guadagnano secondi preziosi per la fuga.

 

Le classi di reazione al fuoco: cosa significano 1IM, 2IM, 3IM
Il riferimento tecnico principale per tessuti e imbottiti è la norma UNI 9175:2008, che stabilisce il metodo di prova per mobili imbottiti come poltrone, divani, materassi, sedie e cuscini.

Il test si svolge applicando una fiamma di circa 40 mm su un campione che riproduce fedelmente il prodotto finito (tessuto, imbottitura ed eventuale interposto). In base al comportamento del campione e alla sua capacità di autoestinguersi entro 120 secondi, viene attribuita una delle tre classi:

  • 1IM: la classe migliore. Il materiale ritarda la propagazione delle fiamme più di un mobile non certificato.
  • 2IM: classe intermedia.
  • 3IM: classe minima accettata per l'uso in ambienti soggetti a prevenzione incendi.

Se il campione non supera nessuna delle prove, viene giudicato non classificabile e non può essere utilizzato nelle attività soggette a controllo.

Un aspetto fondamentale da ricordare: la classe non è una proprietà del solo tessuto, ma dell'intero sistema testato. Tessuto, imbottitura ed eventuale strato intermedio insieme. Per questo non basta scegliere "un tessuto ignifugo": serve un prodotto certificato nella sua interezza, così come viene montato sul mobile finito.

Per i tendaggi e i rivestimenti murali, invece, il riferimento è la Classe 1 secondo UNI 9177 (D.M. 26 giugno 1984), che si applica ai materiali non imbottiti. È una differenza importante: un tessuto certificato per l'imbottitura di una sedia non è automaticamente adatto a diventare una tenda, e viceversa.

 

Chi è obbligato a utilizzare tessuti ignifughi
L'obbligo non riguarda solo i locali pubblici in senso stretto, ma tutte le attività elencate nell'Allegato I del DPR 151/2011, suddivise in categorie A, B, C in base al livello di rischio.

Tra le più rilevanti per chi si occupa di arredamento:

  • Attività 66: alberghi, B&B, residenze turistico-alberghiere, ostelli, case per ferie con oltre 25 posti letto.
  • Attività 68: strutture sanitarie con ricovero, RSA e case di riposo con oltre 25 posti letto.
  • Attività 65: locali di spettacolo e trattenimento, palestre e centri sportivi con capienza superiore a 100 persone o superficie oltre 200 mq.
  • Attività 69: locali di vendita all'ingrosso o al dettaglio con superficie oltre 400 mq.

Scuole, uffici oltre una certa capienza, biblioteche e musei in edifici tutelati.
L'obbligo nasce da soglie normative precise: numero di posti letto, capienza, metratura. Una struttura con 20 posti letto potrebbe non rientrare nell'obbligo formale, mentre la stessa struttura con 26 posti letto sì. Vale sempre la pena verificare la propria posizione con il tecnico antincendio di riferimento prima di procedere con gli acquisti.

 

Tessuto ignifugo, ignifugato e naturalmente resistente: le differenze
Uno dei dubbi più frequenti riguarda la terminologia. I tre termini vengono usati in modo intercambiabile, ma indicano cose diverse.

Ignifugo (o intrinsecamente ignifugo): la resistenza al fuoco è una proprietà della fibra stessa, come nel caso delle fibre modacriliche o del poliestere FR. Non si perde con i lavaggi né con l'usura, perché non deriva da un trattamento superficiale ma dalla composizione chimica del filato.
Ignifugato: è un tessuto comune (cotone, lino, poliestere standard) che viene sottoposto a un trattamento chimico (impregnazione o rivestimento posteriore) per migliorare la reazione al fuoco. I trattamenti devono garantire resistenza per un numero minimo di cicli di lavaggio; se l'efficacia diminuisce, l'articolo va manutenuto o sostituito secondo le indicazioni del produttore.
Naturalmente resistente: alcune fibre naturali, come la lana, hanno una resistenza al fuoco superiore alla media per la loro stessa composizione chimica. Questo però non equivale automaticamente a una classificazione certificata: serve comunque il test secondo UNI 9175 per poter dichiarare il prodotto conforme.
La conclusione pratica è la stessa in tutti e tre i casi: ciò che conta è il test superato e il certificato in mano, non l'origine della resistenza.

 

La documentazione da conservare
In caso di controllo, il gestore dell'attività deve poter dimostrare la conformità di ogni tessuto e imbottito installato. I documenti da conservare sono:

Rapporto di prova, rilasciato da un laboratorio accreditato, che attesta la classe ottenuta (ad esempio 1IM secondo UNI 9175).
Dichiarazione di conformità o etichetta del produttore, che riporta la norma di riferimento e la classe di reazione al fuoco.
Certificato di omologazione ministeriale, quando previsto per la tipologia di prodotto.
Questi documenti riguardano il singolo prodotto (il tessuto, la tenda, l'imbottito), mentre il CPI (Certificato di Prevenzione Incendi) o la SCIA antincendio riguardano la conformità complessiva dell'edificio. I tessuti certificati sono uno degli elementi che concorrono a ottenerla, ma non sostituiscono l'intera pratica.

Dove si usano davvero i tessuti ignifughi
La certificazione ignifuga non è un limite estetico, ma un parametro tecnico da integrare nella scelta dei materiali, come la resistenza all'usura o la facilità di manutenzione. Ecco i cinque ambiti principali in cui è indispensabile.

Tende e tendaggi
Le tende coprono grandi superfici e sono spesso vicine a fonti di luce o calore. Per i tendaggi il riferimento è la Classe 1 secondo UNI 9177. Oggi esistono tende oscuranti, a rullo, verticali e drappeggiate certificate, disponibili in un'ampia gamma di colori e texture.

Tappezzeria di poltrone, divani, sedie
Qui entra in gioco la Classe 1IM. La classificazione riguarda il mobile imbottito nel suo complesso, non il solo rivestimento. Per chi arreda sale ristorante, hall di hotel o aree lounge, non basta selezionare un tessuto bello e resistente: va verificato che il produttore del mobile fornisca l'omologazione dell'intero prodotto finito.

Materassi e cuscini
Materassi, guanciali e basi da letto imbottite rientrano nella classificazione 1IM. Per RSA, hotel e B&B, dove il tempo di reazione in caso di incendio notturno è critico, la certificazione è fondamentale. Spesso, per strutture sanitarie, al requisito antincendio si affiancano esigenze di lavabilità e igienizzazione.

Rivestimenti murali e pannelli fonoassorbenti
Negli ambienti contract (sale meeting, ristoranti, uffici open space) i rivestimenti murali tessili e i pannelli fonoassorbenti sono sempre più richiesti. Anche in questo caso si applica la Classe 1 secondo UNI 9177. Un pannello fonoassorbente certificato unisce due esigenze: la sicurezza antincendio e il comfort acustico.

Allestimenti fieristici ed eventi
Tovagliato, drappeggi e tessuti decorativi utilizzati in stand fieristici, sale banchetti e strutture per eventi devono rispettare la Classe 1 di reazione al fuoco, spesso richiesta esplicitamente dal regolamento dell'ente fiera o della struttura ospitante. È un dettaglio che va programmato per tempo: la sostituzione last minute di un tessuto non conforme può mettere a rischio l'intero allestimento.

Un requisito da programmare, non da improvvisare
Conoscere le classi di reazione al fuoco, sapere se la propria attività rientra tra quelle obbligate e avere sempre a portata di mano la documentazione corretta non è solo una questione di conformità formale. È ciò che permette, nelle prime fasi di un incendio, di guadagnare secondi preziosi per l'evacuazione.

I tessuti tecnici disponibili oggi permettono di rispettare gli obblighi normativi senza rinunciare alla qualità del progetto d'interni, in qualunque ambito: dalla sala conferenze alla camera d'albergo, dallo stand fieristico alla sala comune di una RSA. La sicurezza e il design non sono in conflitto, e chi pianifica l'arredo di una struttura ricettiva o di un locale pubblico farebbe bene a considerare la certificazione ignifuga come parte della progettazione fin dall'inizio, e non come un adempimento da risolvere all'ultimo momento.

 


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